Modestino Boscaino – Per il Congresso Nazionale dei Geologi Italiani, 28-30 aprile 2016

Cautano, 11 aprile 2016.

A Tutti i Colleghi

Nei periodi di maggior crisi si è solitamente costretti ad analizzare con attenzione ciò che si possiede, capirne significato e valore e poi fondare sulle poche certezze rimaste una strategia per uscirne.
Il Congresso Nazionale dei Geologi Italiani programmato per la fine di aprile del 2016 parte, a mio parere, con idee confuse sin nelle poche righe che ne definiscono l’incipit del Congresso.

Viene utilizzato il termine di “mercato”, ci si vuol rivolgere soprattutto all’esterno e si individuano ben 12 tavoli tematici senza definire tra loro un logico ordine gerarchico (forse come i banchi di un vero mercato):

Dissesti ed alluvioni. Rischio sismico. Risorsa acqua. Attività estrattive – Terre e rocce da scavo. Geoscambio ed energie rinnovabili delle componenti acque, suolo e sottosuolo. Università. Pianificazione. Bonifiche siti inquinati e discariche. Protezione civile. Professione & Società. Il Geologo progettista – Progettazione geologica e progettazione geotecnica. Geositi, Geoparchi & Geoturismo.


Forse, potrebbe suonar meglio così:

•    Pianificazione (Professione & Società):
–    Dissesti ed alluvioni;
–    Rischio sismico;
–    Risorsa acqua;
–    Attività estrattive – Terre e rocce da scavo;
–    Bonifiche siti inquinati e discariche;
–    Geoscambio ed energie rinnovabili delle componenti acque, suolo e sottosuolo;
–    Geositi, Geoparchi & Geoturismo;
•    Università (ricerca e formazione);
•    Protezione civile;
•    Il Geologo progettista. Progettazione geologica e progettazione geotecnica;

Se e solo se la Società, compresi gli stessi politici, riconoscono il ruolo fondamentale che il geologo può e deve avere nella pianificazione s.l. si potranno risolvere anche i problemi attuali della nostra professione.

Tutti i tavoli tematici che ho riunito sotto la voce “Pianificazione” hanno in comune una unica capacità che deve possedere il geologo (che gli viene riconosciuta, almeno per ora, anche dalle NTC-DM 14/01/2008 e nella Circ. 617/2009-C.S.LL.PP.), e cioè quella della “modellazione geologica”.

Se si è pienamente consapevoli di ciò che significa “modellazione geologica” si può essere in grado anche di far capire a chi geologo non è cosa possiamo offrire ai politici, agli ingegneri, agli architetti, ai geometri e alla collettività tutta.

La modellazione geologica, in generale, fornisce modelli spazio-temporali di un volume significativo, per gli scopi dell’indagine, di litosfera o, più verosimilmente, della crosta terrestre.

Il dominio logico entro cui si deve fare modellazione geologica è quello della Stratigrafia (non in uno spazio mentale fissato a caso).

La Stratigrafia è una disciplina che per definizione COMPRENDE e  NON  SEPARA paleontologia-biostratigrafia, cronostratigrafia, sedimentologia, geomorfologia, geologia strutturale, geofisica, mineralogia, geochimica, ecc. fino alla fisica delle particelle  (similmente alla “geologia applicata”). Infatti nella stesura di una generica relazione geologica non facciamo altro che analizzare da vari punti di vista una porzione definita di crosta terrestre per poi ricavare diverse verità (litostratigrafiche, biostratigrafiche, cronostratigrafiche, geomorfologiche, idrogeologiche, geofisiche, ecc.; certe, dedotte o presunte) che insieme concorrono a definire il modello geologico con una connotazione spazio-temporale (vedi allegato 2).

Ma, purtroppo, le relazioni geologiche consegnate a privati e a enti pubblici (le mie esperienze ricadono soprattutto nel territorio campano delle province di Benevento e di Avellino e in quello laziale della provincia di Latina), spesso, mettono chiaramente in evidenza che questa capacità fondamentale che deve avere ed esprimere il geologo nella libera professione manca o, peggio, è scimmiottata.


Quindi, innanzitutto, si dovrebbe partire da Conoscenza ed Etica per dare “consistenza” al nostro lavoro e far si che ci sia, soprattutto tra di noi, la consapevolezza che solo questi due elementi possano dare elevata resistenza al taglio alla nostra professione.


Qualcuno può pensare che le certificazioni di qualità possono essere la soluzione.


Vi invito a controllare le stratigrafie di sondaggi geognostici allegati ai recenti PUC eseguiti spesso da società certificate e firmate da colleghi con timbri particolari (Presidenza del Consiglio dei Lavori Pubblici, ecc., ecc., ecc.).

Se paragoniamo tali elaborati a quelli di un laboratorio di biologia certificato spesso possiamo rilevare che il laboratorio non è stato capace di distinguere un globulo rosso da uno bianco. Infatti, difficilmente nelle descrizioni si osserva almeno un debole tentativo di fornire dati significativi per la “determinazione” delle unità stratigrafiche attraversate dal sondaggio (soldi pubblici buttati).


Alcune soluzioni a questi problemi sono state indicate già nel 2006 in un articolo sulla “modellazione geologica” pubblicato sul numero 1-2/2006 di “Geologi” (periodico del CNG; Boscaino & Boscaino, 2006; vedi allegato 1). Un’ulteriore analisi con suggerimenti/soluzioni possibili è stata esposta in una lettera inviata dallo scrivente all’Accademia Nazionale dei Lincei (e, per conoscenza, ad altri illustri soggetti; vedi allegato 2) a luglio del 2015, dove introduco l’idea di una “geologia/conoscenza dal basso” (cioè, potenzialmente, dagli studi condotti da tutti i geologi liberi professionisti) che si fonda su tre principali considerazioni:
•    una scala di osservazione di maggior dettaglio;
•    il carattere di unicità dell’oggetto che si analizza;
•    dal come si coglie e raccoglie il dato.

Questa visione pone il geologo su di un livello professionale fondato su “capacità di analisi” sia dei dati provenienti da rilievi sul campo che su quelli di altre fonti (capacità di analisi critica). Per realizzarla si deve affrontare il problema tra cattiva e buona formazione (vedi allegati 1, 2 e 3). La soluzione non è certo creare strane FONDAZIONI!!!

Alla lettera inviata all’Accademia Nazionale dei Lincei è stata allegata una lettera che nel giugno del 2015 avevo consegnato al Sindaco del comune dove risiedo. In essa, in modo elementare, ho tentato di spiegare:

•    i motivi per cui  è  a “livello comunale” che si dovrebbe investire in conoscenza geologica;
•    che cosa si intende per conoscenza geologica di un’area;
•   e che in realtà esistono dei “problemi” di COSTI e di FORMAZIONE per fornire i comuni di una cartografia geologica di base originale (per es.: carta geologica, geomorfologica, idrogeologica, delle coperture).

Quindi, con questa lettera, si sono affrontati i seri problemi di formazione che abbiamo, di occupazione, del ruolo delle università, e del ruolo della geologia nella società.
A settembre del 2015, ho inviato ai docenti dei Corsi di Studio in Scienze Geologiche e Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche dell’Università degli Studi del Sannio, alcune riflessioni, appassionate, sui problemi di formazione dei geologi che si sono laureati negli ultimi 35-40 anni e che spero vivamente possano essere smentite da chi proviene da altri Atenei (vedi allegato 3).


Sul tavolo relativo alla “Protezione Civile” non mi pronuncio, ma, ma su quello del – Il Geologo progettista. Progettazione geologica e progettazione geotecnica – che dire: le facoltà di ingegneria e di architettura sono aperte a tutti gli aspiranti progettisti e/o geotecnici.


Il problema lo affronterei, concretamente, solo dopo che la qualità concettuale delle relazioni geologiche si sia realmente innalzata. Oggi sembrerebbe il tavolo di chi non è consapevole di ciò che deve, dovrebbe e può offrire la professione del geologo e guarda nel piatto del vicino invece di tentare di dialogare, comunicare, collaborare.


Sperando che forse possano essere utili allego:

1) - Articolo di Boscaino & Boscaino (2006) sul modello geologico;
2) - Lettera completa indirizzata all’Accademia Nazionale dei Lincei (luglio, 2015)
3) - e-mail inviata ad alcuni docenti dell’Università degli Studi del Sannio.

Un saluto cordiale a tutti e buon lavoro.


Modestino Boscaino